Riflessioni sul “problema” di come sedersi al pianoforte

Pubblicato il lun 5 nov, 2012 in News | 4 commenti

Quando si intraprende parallelamente alla carriera concertistica quella didattica e ci si trova dinanzi ad un giovane futuro musicista si ha una grande responsabilità. L’insegnante, sarà colui che agevolerà o renderà più difficile il cammino didattico e sarà colui che potrebbe far fruttare a pieno o limitare al massimo le qualità di un allievo, fermo restando le potenzialità più o meno possedute dallo stesso.

Dunque il primo problema in assoluto da affrontare è quello relativo all’altezza dello sgabello e alla distanza da mantenere nei confronti dello strumento. In base alla mia personale esperienza e dai confronti avuti con altri colleghi ho potuto riscontrare una notevole pluralità di idee. Senza soffermarmi sulle varie opinioni ricevute più o meno direttamente dagli addetti ai lavori, posso tranquillamente affermare che in taluni casi mi sono ritrovato davanti ad insegnanti con veri e propri ideali dogmatici. Proprio da qui voglio far partire questa breve riflessione che spero sia utile soprattutto ai giovani musicisti in erba che si approcciano allo strumento. Personalmente ritengo che non ci sia una verità unica e imprescindibile riguardo l’argomento in oggetto. E’ noto come Glenn Gould si sedesse bassissimo mentre Arthur Rubinstein suonasse quasi in piedi; non esiste dunque, a mio avviso un’ altezza ideale dello sgabello e una giusta distanza dal pianoforte, in quanto tali dati vanno ricavati anche in base alle caratteristiche fisiche del pianista e in base al repertorio che si vuol suonare. Se per esempio si dovesse affrontare un pezzo pieno zeppo di ottave forse sarebbe ideale sedere abbastanza in alto, mentre se si volesse suonare un repertorio dove è fondamentale più che in altri una moltitudine di sonorità timbriche sarebbe bene suonare più in basso.

Nonostante ciò è innegabile che ci siano in partenza delle regole di massima da seguire. Innanzitutto bisognerebbe sedere tenendo le mani a riposo sul pianoforte come se si volesse suonare e fare attenzione a che i gomiti spinti verso l’interno riescano a congiungersi e gli avambracci non vadano a cozzare contro il busto. I polsi dovrebbero assumere inoltre una posizione equilibrata rispetto al dorso della mano cercando di non creare “dossi” o “cunette”.

Termino con un consiglio che ritengo abbastanza attendibile: bisognerebbe prendere con le mani l’accordo di Do diesis omettendo la terza (dunque le note do diesis-sol diesis e do diesis) rispettivamente nella seconda ottava per la mano sinistra e nella quinta per quella destra; si dovrebbe poi suonare molto forte coinvolgendo l’intero arto e le spalle. Se suonando molto forte e rilassati ci si sente a proprio agio la posizione dovrebbe essere corretta. Quest’ultimo esempio va preso in seria considerazione dal momento che suonando molto forte il problema relativo all’altezza e alla distanza dello sgabello dal pianoforte risultano essere più critiche.

                                                                                                                                                                             (Adolfo Capitelli, 5 novembre 2012)

4 Commenti

  1. Condivido appieno ciò che hai scritto…sicuramente l’esperienza di concertista e insegnante fa molto…

    • Grazie Marco…sono veramente contento della tua concordanza…e della tua partecipazione e contributo alle mie riflessioni,a presto!

    • Io invece non concordo quanto detto su Glenn Gould e Rubinstein…
      Gould suonava basso per il semplice fatto che chiudeva le dita dovuta ad un impostazione quasi organistica datagli dal suo primo maestro…
      Ci sono delle lettere dove scriveva che in una registrazione delle variazioni Goldberg se non gli portavano la sua sedia la cosa veniva immediatamente rimandata e quasto succedeva nei migliori studi di registrazione che noi tutti conosciamo…

      Rubinstein invece aveva un impostazione aperta quasi dritta e la sua altezza lo faceva sembrare seduto alto ma in pratica lo sgabello era ad un altezza standard…

      Per quanto riguarda il forte hai dato una esimia spiegazione però secondo me sono i polsi che fanno la differenza e non i gomiti o le spalle…

      i nostri maestri ci hanno sempre detto che sia i gomiti sia le spalle ce le dovevamo dimenticare…

      L’unica cosa che dovevamo controllare erano i polsi…

      Poi a me Germani mi fece cambiare tutto un altra volta ma questo fà parte dell’arte organistica e non pianistica…

      Auguro a Capitelli un mondo di felicità musicale e se posso vengo a sentire il concerto Capitelli Varvaro…

      • Caro Giuseppe,voglio innanzitutto ringraziarti per il tuo apporto alla riflessione, in quanto il mio intento e la mia speranza è proprio quella di creare un dibattito costruttivo sugli argomenti che propongo.
        Riguardo Glenn Gould e Arthur Rubinstein, non mi sembra che tu non concordi con me,tutt’altro, vieni proprio incontro al mio discorso, in quanto io non mi sono soffermato sul perché suonassero in alto o in basso ma solo sull’ altezza delle loro panche! Non concordo con te, sul fatto che Rubinstein suonasse ad altezza standard, difatti, oltre alle innumerevoli testimonianze di colleghi che lo hanno conosciuto e frequentato è palese l’altezza del suo sgabello dai video che si possono trovare in commercio. Ovviamente, se leggerai con attenzione la mia riflessione,potrai notare che ho specificato che l’altezza della panca dovrebbe variare anche in relazione a ciò che si suona e dunque lo stesso Rubinstein, forse avrà suonato delle volte ad un’altezza standard. Tutto ciò che dici su Gould mi trova grosso modo d’accordo, anzi ti dico che suonava precisamente con un sgabello alto 33 cm e che questa sua rigidità al riguardo spesso gli creava contrasti con i colleghi (famoso l’aneddoto con Bernstein).
        Riguardo invece il forte,i polsi e le spalle, l’esiguità del mio discorso è direttamente proporzionale allo spazio che voglio occupare nelle mie riflessioni. Posso comunque dirti, che pur rispettando ogni altra idea, sono fermamente convinto che non si possa riuscire ad ottenere accordi molto forti e corposi utilizzando solo le nostre mani e i nostri avambracci ma che tale scopo necessiti del completo coinvolgimento delle spalle e del corpo in generale.
        Cari saluti,Adolfo Capitelli

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