Riflessioni sull’intonazione

Pubblicato il mer 1 ago, 2012 in News | 11 commenti

Quante volte ognuno di noi, all’uscita da una sala da concerto, ha sentito sussurrare dagli spettatori frasi del genere, “…che magnifico tocco aveva quel pianista…” o “…pianista molto bravo, peccato abbia quel suono duro e tagliente…” o ancora “…ha suonato in modo piatto, non c’erano pianissimi…” e si è soffermato a riflettere se effettivamente taluni pregi o difetti fossero direttamente collegati alle potenzialità effettive dell’interprete?

Ebbene, non vi è dubbio che ci siano pianisti bravi e altri meno bravi, ma mi distacco dalla linea di pensiero secondo la quale un pianista bravo riesca a tirar fuori un suono caldo e rotondo (per utilizzare due tra gli aggettivi più in auge) anche da un pianoforte di basso profilo.

Questo piccolo prologo per introdurre una piccola riflessione su un concetto che difficilmente viene trattato nell’ambito degli studi musicali, ma che riveste un ruolo fondamentale per fornire all’interprete la possibilità di esprimere a pieno le sue idee musicali e le sue intenzioni.

L’intonazione è alla base di una buona esecuzione, dato che è attraverso questa operazione delicata e complessa sui martelli che si riesce ad ottenere una tastiera dal timbro omogeneo, dalle possibilità dinamica notevoli e da un suono caldo ed elastico. È importantissimo per un pianista studiare musicalmente per poter acquisire una buona tecnica, ma è praticamente impossibile farlo se l’intonazione manca e allora ci troveremo costretti a dover chiudere o abbassare il coperchio del pianoforte per eseguire musica da camera e a dover utilizzare più del dovuto il pedale del piano per eseguire passaggi veloci e delicati.

Dunque il consiglio che mi sento di rivolgere a tutti i pianisti è quello di cercare un proprio tecnico di fiducia che sappia effettuare questa operazione (pettinatura e punzonatura) al fine di poter studiare su pianoforti privi di suoni taglienti e aspri, di avere un controllo totale dello strumento e poter aprire completamente il coperchio del proprio pianoforte senza aver paura di suonare troppo forte.

Lascio a voi lettori immaginare le conseguenze di un pianoforte poco intonato nell’ambito di un concerto pubblico!

                                                                                                                                                                                 (Adolfo Capitelli, 1 Agosto 2012)

11 Commenti

  1. Condivido le tue eccellenti riflessioni, aggiungo che l’intonazione è la base fondamentale per ogni strumento e soprattutto per la voce umana.

  2. Perdonami ma intendi forse dire accordatura? Intonare su un pianoforte mi sembra improbabile come cosa da fare, uno strumento ad arco intona la nota non avendo tasti ma solo le dita per trovare appunto l’intonazione esatta di ogni nota o ho forse capito male qualcosa?

    • Si Ermanno,in effetti quello che dici è giusto,ma quando ci si riferisce al pianoforte l’intonazione è una cosa molto diversa dall’accordatura.Si tratta di trovare attraverso un procedimento delicato sui martelli quello che vien detto il “bel suono”.Attraverso questo procedimento si può modificare la voce dello strumento e renderla adatta ad una situazione piuttosto che ad un’altra (musica da camera,concerto con orchestra e concerto solistico) o ad un repertorio piuttosto che ad un altro.
      Anche se un pò riduttiva questa potrebbe essere una buona definizione dell’intonazione:si definisce “intonazione” la pratica con cui il tecnico, mediante un apposito utensile munito di tre aghi chiamato “intonatore”, punge la superficie del martello variandone la densità.
      Per ulteriori delucidazioni attendo tue domande,a presto!

  3. Beh grazie, ho imparato una cosa nuova!

    • Figurati!E’ proprio questo il motivo per cui ho avuto l’idea di creare questo piccolo spazio nel mio sito:dare informazioni ed esprimere opinioni soggettive e magari riceverne!A presto.

  4. Il tecnico lavora il martelletto come lo scultore la materia prima. La preintonazione prima, la rasatura e l’intonazione finale riportano alla luce un suono nascosto dal tempo e fanno di un marmo il cuscino dove l’interprete si possa adagiare. Si riscopre così l’intimità del piano che si sa traduce anche in poderosi assalti alla tastiera.

  5. Credo che tutto dipenda sia dal pianista che dal pianoforte. Infatti ogni pezzo pianistico consta di tre artisti: il compositore, il pianista e il tecnico-accordatore. È possibile ascoltare uno stesso pianoforte in una stessa occasione, quindi con intonazione e messa punto identica, e constatare che un pianista riesce a ottenere un suono caldo, un altro un suono tagliente. Diciamo che con l’intonazione si dà al pianoforte un potenziale che solo il pianista è in grado di tirare fuori.

    • Caro Francesco, mi fa piacere che tu abbia espresso questa considerazione e mi fa piacere conoscerti. Quello che affermi è condivisibile, tuttavia bisogna dare al pianista tutte le potenzialità per potersi esprimere al meglio e sicuramente chiunque esso sia ne trarrà grandi benefici non solo in relazione alla qualità del tocco ma soprattutto per ciò che riguarda l’uguaglianza e l’omogeneità (per non parlare della gamma dinamica) dei suoni espressi dallo strumento!

  6. Avevo alcune corde ossidate ho letto che una leggera passata di paglia di acciaio fine si poteva operare…purtroppo per operare meglio ho avuto una cattivissima idea di smontare una corda ora la corda é pulita ma il suono é inscatolato . Credo di averla monta a perfezione. Cosa è che cambiato? Grazie

    • Salve, le corde dei bassi non vanno smontate ….ma una volta fatto nel rimontarle bisogna caricarle di un giro nel verso dell’avvolgimento del rame e se non basta occorrono due giri.

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